martedì 26 marzo 2013

Immersioni d’ufficio


Curiosando su Wikipedia ho imparato che riuscire ad immergere completamente il proprio corpo in  un ambiente liquido è una caratteristica che l’essere umano condivide con pochi altri mammiferi.
Per muoversi sottacqua bisogna imparare a sfruttare sapientemente la resistenza che ci è offerta.

Secondo me sopravvivere sottacqua  non è molto diverso da sopravvivere in ufficio.
In sostanza, quello che ti aiuta a resistere in entrambi i casi è un bel respiro profondo.

Nell’ultimo mese e mezzo ho subito la mutazione da segretaria a “pesce d’ufficio”.
Ho imparato a vivere in riserva di ossigeno e a guardare il riflesso della mia vita (vera) in superficie, riaffiorando solo per poche decine di minuti.

Tutto quello che ho lasciato sulla terra ferma - nel frattempo - ha iniziato ad accumulare polvere e ad arrugginirsi, rivendicando la mia attenzione e le mie premure.
Le settimane si sono susseguite una dopo l’altra senza nemmeno darmi il tempo di realizzare che ieri era Natale e oggi è già primavera (sì, vabbè, basta non guardare fuori dalla finestra).

Ogni tanto poi mi rendo conto che se non ho le sembianze di una carpa, non posso pretendere di vivere come tale, che ho bisogno di aria e di terra da calpestare.

Riemergerò. Promesso.

venerdì 15 marzo 2013

Questo film non mi piace per niente!


Se la mia vita fosse un film di Quentin Tarantino, io me ne entrerei in ufficio con una tutina gialla attillata brandendo una katana.
Mi siederei alla mia scrivania e spunterei con la penna rossa le voci dalla mia “To do/kill list” me ne tornerei a casa al mio orario perché nessuno avrebbe niente da ridire in merito.

Se la mia vita fosse un film di Tim Burton, il giardino di casa mia sarebbe pieno di fiori profumati e la siepe tagliata di fresco.
I miei vicini di casa sarebbero tipi buffi e strani con un sacco di storie interessanti da ascoltare. La primavera regnerebbe sulle stagioni e thè e pasticcini abbonderebbero sulla mia tavola.

Se la mia vita fosse un film di Cristopher Nolan, vagherei nella notte incurante del pericolo e me ne andrei a dormire sognando mondi paralleli. La mattina dopo, i dejà vu mi aiuterebbero a superare le difficoltà.

La vita invece ha un plot decisamente meno avvincente e ti trovi a fare i conti con personaggi che superano tutte le tue fantasie.
Ti svegli la mattina e non sai se sei in un talk show pomeridiano o se tutti siano stati contagiati da un virus che porta all’isterismo collettivo.

Conoscete un valido sceneggiatore in grado di farmi riprendere il controllo degli eventi?
In alternativa, avete qualche valida strategia contro le teste di rapa?

martedì 5 marzo 2013

Nonnini da asporto


Sarà capitato anche a voi di svegliarvi tardi una mattina.
Di essere inciampati nel pigiama nel tentativo di lavarvi, pettinarvi e spogliarvi in 1 minuto e mezzo.

Avrete infilato la mano in quel caos cosmico che è il vostro armadio e - i più fortunati di voi – saranno stati trasportanti nel magico mondo di Narnia; gli altri, con un occhio aperto e l’altro ancora nel mondo dei sogni, avranno arraffato il primo paio di jeans.

BANG!
I jeans che avete scelto non vogliono collaborare: improvvisamente quel buco nero dove fino a un mese fa entravano le vostre cosce, ora sembra troppo piccolo persino per un avambraccio.

Vi contorcete come delle bisce, trattenete il respiro fino a diventare blu e con tutta la forza che avete in corpo tirate su quella stramaledetta zip.

Sono le 6.45 del mattino e il cosmo vi sta comunicando – neanche troppo velatamente – che il vostro sedere ha raggiunto dimensioni epiche.

E’ martedì e durante il tragitto casa-lavoro, realizzate che anche se tutte le diete iniziano il lunedì, è il caso di prendere seri provvedimenti prima che il vostro girovita abbia il diametro di una rotonda.

A mezzogiorno un’insalata (quasi) scondita. Al termine del pranzo avete la stessa espressione di Rocky Balboa dopo che salito in cima alla scalinata: la dieta ha sempre un che di eroico.

Tornando a casa, vi sedete in autobus pensando al petto di pollo che vi aspetta per cena.

All’improvviso sale lui: un vecchietto che stringe fra le mani una pizza ad asporto.
Potrebbe sedersi OVUNQUE, ma lui sceglie te.
I suoi occhi liquidi sembrano dirti “Non si scherza col cibo, goditi la vita!”
E dentro di voi pensate “Nonno, ma porca miseria! Non potevi farti il passato di verdure stasera?!?”



…sto pensando di comprarmi un altro paio di jeans.