sabato 1 settembre 2012

Una scelta difficile...


Sin dall’inizio, io e il Principe Nero abbiamo sempre condiviso lo stesso sogno: costruirci un futuro insieme.
Il piano per entrambi era questo: trovare un lavoro stabile (leggi “a tempo indeterminato”) che ci permettesse di raggiungere una serie di piccoli traguardi.
In sequenza: accollarci un mutuo trentennale per comprarci una casetta in sasso in periferia, nella quale vivere insieme al fido consigliere canino del P.N.; infilarci un anello al dito; fare figli e magari goderci la vecchiaia insieme coltivando un orticello.
Proprio come nel migliore cartone animato della Pixar.

Per entrambi questi ultimi anni sono stati uno slalom tra contratti a tempo determinato, rinnovi, sospensioni ecc.
A ogni rinnovo di 2, 6 o 12 mesi ci sembrava che il nostro sogno si allontanasse sempre di più. Fino a quando…ecco che mi viene offerto un impiego a tempo indeterminato che mi consentirebbe di abbandonare il lavoro precario che sto svolgendo da due anni a questa parte.
Improvvisamente tutti i sacrifici, tutte le frustrazioni, tutti i bocconi amari che ho/abbiamo mandato giù vengono spazzati via!

Gaudio! Felicità! Capriole! Salti mortali! Evviva, finalmente!
Il giorno dopo mi fiondo in ufficio e alle colleghe più care dico della novità: “Fantastico!” “Accetta subito!” “Sono tanto contenta per te, te lo meriti!”.
E’ a quel punto che realizzo che la mia felicità non è completa: il lavoro che sto facendo ora, anche se da precaria e con poche certezze, mi piace incredibilmente.
Sto a contatto con gente giovane, vengo apprezzata da utenti e superiori, mi trovo molto bene con le colleghe e  mi concede la possibilità di barcamenarmi con lo studio all’università.
Insomma, fare la segretaria in quell’ufficio mi piace proprio!
Certo, le giornate schifose non mancano ma se devo mettere lati positivi e lati negativi sulla bilancia, beh, quelli positivi stravincono!

Il Lavoro, quello a tempo indeterminato, è invece un salto nel buio: finirei per fare cose di cui non mi sono mai occupata prima e che – se proprio devo dirla tutta – al momento manco mi interessano.
Sono perfettamente però cosciente del fatto che quella che mi è stata offerta è “l’opportunità di una vita” e che in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, non è il caso di fare le fighette.
Chi mi vede titubante scambia il mio timore per superbia (“guarda questa che coi tempi che corrono si mette a fare i capricci!”) oppure pensa che il caldo mi abbia squagliato fino all’ultimo neurone.

Mi hanno concesso il mese di agosto per pensarci ma negli ultimi giorni mi sento davvero frastornata: realizzare che “lavoro ideale” e “lavoro sicuro” non coincidono è stata una bella batosta.
Mi chiedo se è giusto abbandonare la passione in favore della sicurezza.

Mi viene da pensare a mia madre, che a 18 anni voleva lavorare in un’agenzia di viaggi e che pochi anni dopo si è trovata a lavorare in un ufficio dove quotidianamente viene insultata la sua intelligenza.
A mio padre che ha incanalato la sua vena artistica facendo l’artigiano.
Penso agli amici precari che quando hanno saputo della notizia mi hanno abbracciata commossi, come se avessero appena assistito ad un miracolo.
Penso al mio Principe Nero, che ogni giorno si spara km di autostrada sperando in un ulteriore rinnovo di contratto e a tutti i progetti che vorremmo realizzare insieme.
Mi chiedo addirittura se sia giusto che una come me si meriti questa gigantesca botta di culo!

Perché ragione e sentimento non possono convivere pacificamente?
Ma soprattutto, perché nella vita è tutto un gigantesco compromesso?
Le persone vivono nella speranza di riuscire a realizzare i propri sogni.
Ci facciamo un film in testa su come dovrebbero andare le cose, poi la realtà stravolge tutto con le sue regole e noi passiamo il tempo raddrizzando il tiro e minimizzando le nostre aspettative.

E dire che dopo quella proposta la casetta in sasso mi sembrava molto più vicina…

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