mercoledì 8 maggio 2013

Femminilità formato tutorial


Avete presente quando dovete tornare a casa e l’autobus non passa mai?
Ve ne state lì alla fermata a impiegare il vostro tempo nel migliore dei modi possibili per ingannare l’attesa, mandando messaggini, curiosando su facebook, ascoltando la musica…

Oggi alle 15 il sole splendeva su Bologna ed io avevo deciso di ingannare l’attesa del mio bus godendo della vista delle Due Torri baciate dalla luce.
Lo so, non si dovrebbe fare, ma a me ogni tanto piace ascoltare le conversazioni degli altri e immaginarmi come deve essere la loro vita.

Oggi per esempio, ascoltando la conversazione di due ragazze (lunga discussione che poi è proseguita per tutto il tragitto) ho imparato un sacco di cose.
La prima è che - col caldo che incombe - non è che ti puoi mettere un fondotinta a caso. Che la tipa numero 1 comprerebbe quello di XY ma costa un botto di soldi anche se su youtube tutte ne parlano benissimo.
La seconda è che avere le sopracciglia ben definite è un obbligo morale per ogni portatrice di occhiali che si rispetti.
La tipa numero 2 inoltre sostiene che questo sia il clima ideale perché ti permette di indossare abiti estivi abbinati a stivali, c’è un video sul canale tal dei tali che ti mostra i possibili abbinamenti.

Avete mai pensato a quanti problemi di bellezza risolve youtube a noi signorine?
Oggi puoi avere una consulenza su qualsiasi cosa, a qualsiasi ora, comodamente a casa tua.
Peccato poi che la differenza tra video e realtà sia spesso piuttosto marcata e che il fondotinta trasformi donne in Umpa Lumpa con le sopracciglia alla Gargamella; e che più che avere un guardaroba alla Carrie Bradshaw, sembri una che ha fatto un incontro di wrestling nell’armadio.
Eh sì, perché in video tutto è semplice: una pennellata di qua, un’aggiustata di là e sei la fotocopia sputata di Miranda Kerr.
Questa maglietta, quel pantalone, i capelli sistemati così e sembri appena uscita da una sfilata.

Ecco, io ho bisogno di un tutorial che mi insegni come mettere in pratica efficacemente quello che vedo nei tutorial, così da non farmi sembrare un panda ogni volta che provo a fare i famigerati smokey eyes.
Insomma, perchè su youtube dopo 10 minuti di trucco e parrucco le ragazze assomigliano ad opere ad arte mentre io, dopo 40 minuti nel vano tentativo di riprodurre quanto ho visto, assomiglio ad un art attak?
Esiste una spiegazione o devo andare a Lourdes?

mercoledì 1 maggio 2013

April showers bring may flowers


Domani torno in ufficio dopo 6 giorni di pausa. Ho approfittato del super-ponte strategico per concedermi un po’ di riposo: ne avevo bisogno.
E’ da molto tempo che non scrivo più sul blog o che non riesco a scrivere come vorrei.

Faccio un riassunto delle puntate precedenti: da fine gennaio sono stata assunta a tempo indeterminato e questo mi ha portata a lavorare in un nuovo ufficio.
Prima lavoravo da sola: avevo la mia scrivania, la totale responsabilità delle cose che facevo, gestivo i miei tempi di lavoro (e i miei straordinari) in base alle necessità della mia mansione e in base alle scadenze.
Ora le cose sono completamente diverse: non ho una mia scrivania e spesso faccio la spola tra una sede e l’altra. Devo fare i conti con nuovi colleghi e sfuggire ai fuochi incrociati dei loro conflitti, a volte uscendone ferita. Le cose da fare sono tante, devo occuparmi di due incarichi contemporaneamente (in sostanza continuo a fare quello che facevo prima, più tutto quello che deriva dalla mia nuova posizione lavorativa) e da fine gennaio a questa parte non ho più avuto orari e fine settimana.
Questo non ha avuto solo ricadute sulla mia salute ma anche sulla mia vita sociale: ho mancato la laurea di una compagna di corso di laurea e non sono riuscita ad andare al compleanno di una delle mie più care amiche e compagne di studio proprio perché bloccata in ufficio.
Senza considerare che è qualcosa come 2 mesi che io e le mie ex colleghe cerchiamo – senza successo - di organizzare una pausa caffè insieme e che è da più o meno lo stesso tempo che la mia amica Francesca mi chiede di andare a fare un giro insieme uscita dal lavoro.
Non riesco più ad andare a nuoto, con conseguente aumento del mal di schiena e dei centimetri di giro chiappe.
Meglio non parlare delle ricadute che tutto questo stress e frustrazione hanno avuto sul mio rapporto di coppia. Litigi, incazzature, incomprensioni. Io mi rifugio su Venere e lui torna su Marte, salvo ritrovarsi sulla Terra per qualche ora di relax con gli amici.

Ve lo ricordate il mio buon proposito di inizio anno? Quello di trovare per ogni giornata dell’anno un motivo per essere felice? Ecco, sono riuscita a sabotarmi (per l’ennesima volta, aggiungerei!)

Quasi per caso, ieri pomeriggio, decido di dedicarmi alle letture in arretrato e inciampo in questo articolo di Andrea, Ritrovare laserenità in un bicchier d’acqua
Odio quando qualcuno mi fa notare la polvere che ho sapientemente deciso di nascondere sotto il tappeto.
Ciao, mi chiamo Elisa e nella vita ho deciso di fare il mulo da traino.
CIAO Elisa!

La mia scarsa autostima, la volontà di integrarmi in fretta e al meglio in un ambiente lavorativo nuovo, il desiderio di essere indipendente e di conoscere ogni minuscolo dettaglio delle cose di cui mi occupo (forse per non fare brutta figura coi nuovi colleghi?), mi ha portato a soccombere sotto una cascata d’acqua.
Che senso ha lamentarsi del poco tempo se poi non si fa mai nulla per riprendersi i propri spazi?

Sentivo che vi dovevo delle spiegazioni, magari qualcuno si è chiesto che fine ho fatto.
La mia mente continua a scrivere in ogni momento, anche quando non pubblico sul blog.
Lavorerò per creare una migliore connessione tra neuroni e dita. E tra la mia vita e la felicità.
Continuate a leggermi e a portare pazienza, se vi va.

martedì 2 aprile 2013

Siamo tutti servi della gleba


La settimana scorsa io e Nero abbiamo accettato l’invito del suo amico L. per una partitella a bowling.

Premessa: io ho un’adorazione per L., lo confesso. Saranno quei suoi modi retrò da bravo ragazzo, il fatto che mi ricorda Mike Patton da giovane (sempre siano lodati i Faith no More!), l’averlo visto col cuore in frantumi dopo la fine di una storia importante…Fatto sta che L. è in cima al ranking di gradimento degli amici di Nero.
Se non avessi un minimo di rispetto per la mia e per la sua dignità, starei sempre a dargli buffetti sulle guance, a mo’ di zia rompiballe.

“In quanti siamo stasera?” chiedo a Nero mentre mi preparo per uscire.
Nero: “Io, te, L. e una sua amica”
“…amica? Da quando L. ha la morosa?”  Faccio io stupita
“Non è la sua morosa, lei ha già il ragazzo ma sono in pausa…sono amici”.
Che ragazzo fantastico, mi sono detta. Ho anche pensato che se il tuo ragazzo ti tratta di schifo e hai la fortuna di avere un amico bellobuonoebravo come L., allora dovresti barattare il tuo ragazzo con l’amico.

Stretta di mano, presentazioni e classiche domande per rompere il ghiaccio e farla sentire parte del gruppo.

Mi sono bastati pochi minuti per capire.
Perché – parliamoci chiaro – tutti, almeno una volta nella vita, siamo stati servi della gleba.
Tutti ci siamo buttati a pesce nel fiume dell’amicizia con la speranza che questo confluisse nello sconfinato mare dell’amore.
Peccato che nella mia personalissima esperienza, e in quella delle persone a me immediatamente vicine, nella maggior parte dei casi si finisce nella pozzanghera del “per me sei come una sorella/fratello” (solo i più “fortunati” passano allo status di “schiavi sessuali”).

Ci siamo tutti improvvisati contadini e abbiamo curato con amore e dedizione un orticello oramai arido, nell’attesa di goderne i succosi frutti (coi quali merli e pernici hanno lautamente banchettato al nostro posto)

Guardando L. armeggiare tra palle e birilli, ho capito che era fatta, che lui era già un naufrago disperso in balia di una tempesta d’amor-ormonale, che ci stava già sperando.

Gente, l’abbiamo perso.

…e io francamente un po’ ci spero che lui torni vincitore da questa missione.


martedì 26 marzo 2013

Immersioni d’ufficio


Curiosando su Wikipedia ho imparato che riuscire ad immergere completamente il proprio corpo in  un ambiente liquido è una caratteristica che l’essere umano condivide con pochi altri mammiferi.
Per muoversi sottacqua bisogna imparare a sfruttare sapientemente la resistenza che ci è offerta.

Secondo me sopravvivere sottacqua  non è molto diverso da sopravvivere in ufficio.
In sostanza, quello che ti aiuta a resistere in entrambi i casi è un bel respiro profondo.

Nell’ultimo mese e mezzo ho subito la mutazione da segretaria a “pesce d’ufficio”.
Ho imparato a vivere in riserva di ossigeno e a guardare il riflesso della mia vita (vera) in superficie, riaffiorando solo per poche decine di minuti.

Tutto quello che ho lasciato sulla terra ferma - nel frattempo - ha iniziato ad accumulare polvere e ad arrugginirsi, rivendicando la mia attenzione e le mie premure.
Le settimane si sono susseguite una dopo l’altra senza nemmeno darmi il tempo di realizzare che ieri era Natale e oggi è già primavera (sì, vabbè, basta non guardare fuori dalla finestra).

Ogni tanto poi mi rendo conto che se non ho le sembianze di una carpa, non posso pretendere di vivere come tale, che ho bisogno di aria e di terra da calpestare.

Riemergerò. Promesso.

venerdì 15 marzo 2013

Questo film non mi piace per niente!


Se la mia vita fosse un film di Quentin Tarantino, io me ne entrerei in ufficio con una tutina gialla attillata brandendo una katana.
Mi siederei alla mia scrivania e spunterei con la penna rossa le voci dalla mia “To do/kill list” me ne tornerei a casa al mio orario perché nessuno avrebbe niente da ridire in merito.

Se la mia vita fosse un film di Tim Burton, il giardino di casa mia sarebbe pieno di fiori profumati e la siepe tagliata di fresco.
I miei vicini di casa sarebbero tipi buffi e strani con un sacco di storie interessanti da ascoltare. La primavera regnerebbe sulle stagioni e thè e pasticcini abbonderebbero sulla mia tavola.

Se la mia vita fosse un film di Cristopher Nolan, vagherei nella notte incurante del pericolo e me ne andrei a dormire sognando mondi paralleli. La mattina dopo, i dejà vu mi aiuterebbero a superare le difficoltà.

La vita invece ha un plot decisamente meno avvincente e ti trovi a fare i conti con personaggi che superano tutte le tue fantasie.
Ti svegli la mattina e non sai se sei in un talk show pomeridiano o se tutti siano stati contagiati da un virus che porta all’isterismo collettivo.

Conoscete un valido sceneggiatore in grado di farmi riprendere il controllo degli eventi?
In alternativa, avete qualche valida strategia contro le teste di rapa?

martedì 5 marzo 2013

Nonnini da asporto


Sarà capitato anche a voi di svegliarvi tardi una mattina.
Di essere inciampati nel pigiama nel tentativo di lavarvi, pettinarvi e spogliarvi in 1 minuto e mezzo.

Avrete infilato la mano in quel caos cosmico che è il vostro armadio e - i più fortunati di voi – saranno stati trasportanti nel magico mondo di Narnia; gli altri, con un occhio aperto e l’altro ancora nel mondo dei sogni, avranno arraffato il primo paio di jeans.

BANG!
I jeans che avete scelto non vogliono collaborare: improvvisamente quel buco nero dove fino a un mese fa entravano le vostre cosce, ora sembra troppo piccolo persino per un avambraccio.

Vi contorcete come delle bisce, trattenete il respiro fino a diventare blu e con tutta la forza che avete in corpo tirate su quella stramaledetta zip.

Sono le 6.45 del mattino e il cosmo vi sta comunicando – neanche troppo velatamente – che il vostro sedere ha raggiunto dimensioni epiche.

E’ martedì e durante il tragitto casa-lavoro, realizzate che anche se tutte le diete iniziano il lunedì, è il caso di prendere seri provvedimenti prima che il vostro girovita abbia il diametro di una rotonda.

A mezzogiorno un’insalata (quasi) scondita. Al termine del pranzo avete la stessa espressione di Rocky Balboa dopo che salito in cima alla scalinata: la dieta ha sempre un che di eroico.

Tornando a casa, vi sedete in autobus pensando al petto di pollo che vi aspetta per cena.

All’improvviso sale lui: un vecchietto che stringe fra le mani una pizza ad asporto.
Potrebbe sedersi OVUNQUE, ma lui sceglie te.
I suoi occhi liquidi sembrano dirti “Non si scherza col cibo, goditi la vita!”
E dentro di voi pensate “Nonno, ma porca miseria! Non potevi farti il passato di verdure stasera?!?”



…sto pensando di comprarmi un altro paio di jeans.







sabato 23 febbraio 2013

L'insostenibile leggerezza della crocetta


Domani si vota.

Avete mai pensato a quanta della vostra vita è stata decisa da una crocetta?

A 6 anni il tuo primo fidanzatino ti ha dato un bigliettino nel quale ti chiedeva se volevi essere la sua fidanzata (a questo proposito, avete fatto caso a come la voglia di impegnarsi di un uomo sia inversamente proporzionale alla sua età? Ok, non era mia intenzione fare polemica!)

Dai 12 ai 14 anni i test su Cioè ti hanno fatto capire se tu e il tuo vicino di banco eravate compatibili.

A 18 anni una serie di domande volte forse più a testare quanto sviluppato fosse il tuo pensiero creativo piuttosto che la conoscenza del codice della strada , ti hanno messo in tasca un foglietto di carta che ti consente di spostarti qua e là comodamente su quattro ruote.

Verso i 30 compili una serie infinita di moduli per chiedere il mutuo (che riuscirai ad estinguere in millemilioni di rate in altri trent’anni).

Senza contare tutte le volte che la tua carriera scolastica o universitaria è dipesa da una crocetta sparata a caso in un compito.

“Metta una crocetta qui se acconsente al trattamento dei dati personali.”
E ti vedi arrivare a casa un set di pentole che neanche un ristorante..

Quando cambi medico lui ti chiede  - barrando una casella – di informarlo circa le tue condizioni di salute. Hai l’epatite? Hai subito interventi chirurgici, assumi psicofarmaci, anticoagulanti, se sei incinta, sei del segno dei gemelli?

…a vederla da questa prospettiva, domani ho quasi paura di prendere in mano la matita!